9/3/2010 (22:6)
Prime ammissioni per Di Girolamo
L'ex senatore Pdl Nicola Di Girolamo
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L'ex senatore interrogato in carcere:
finte operazioni sul traffico telefonico
ROMA
Conferme sulla illiceità di operazioni legate a servizi telefonici, in particolare quelle denominate "Phuncard" e "Traffico Telefonico", sono arrivate oggi, secondo quanto si è appreso, dall’ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, interrogato per oltre due ore dagli inquirenti romani nell’ambito dell’inchiesta sul presunto maxi riciclaggio di due miliardi di euro che sarebbe ruotato intorno ad iniziative commerciali riconducibili a Fastweb e Telecom Sparkle.

Di Girolamo è detenuto a Regina Coeli con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, violazione della legge elettorale e scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso. Nel corso dell’atto istruttorio, tenutosi oggi nel carcere di via della Lungara, è stato affrontato solo l’aspetto legato al riciclaggio e non anche le circostanze dell’ elezione di Di Girolamo nel collegio estero ed i suoi presunti legami con esponenti della ’ndrangheta. Questi ultimi due aspetti saranno oggetto di un prossimo interrogatorio. Per il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo ed i sostituti Giovanni Bombardieri, Francesco Passaniti e Giovanni Di Leo, è intanto arrivata una prima ed importante conferma dell’impianto accusatorio.

"Phuncard" e "Traffico telefonico" sono operazioni commerciali fittizie che, secondo quanto emerso dalle indagini, hanno permesso al sodalizio di cui faceva parte il senatore di realizzare profitti per centinaia di milioni di euro in favore di Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Sono le famigerate ’frodi carosellò messe in atto per creare ingenti fittizi crediti Iva e che hanno arrecato all’erario un danno complessivo quantificato in 370 milioni di euro. La prima truffa ha riguardato la commercializzazione di schede prepagate, denominate appunto "Phuncards", recanti un codice che avrebbe dovuto consentire l’accesso tramite un sito internet a contenuti tutelati da diritto d’autore, in realtà inesistenti. La seconda fittizia operazione ha avuto per oggetto la commercializzazione di «servizi a valore aggiunto» da realizzare mediante l’acquisto e la veicolazione dei contenuti attraverso servizi di interconnessione internazionale per il trasporto di traffico telematico. Anche in questo caso l’oggetto stesso della prestazione (il traffico telematico) si è rilevato inesistente ed ha consentito alle società debitrici dell’Iva nei confronti dello Stato di non versare il tributo, trasferendo ingenti somme all’estero e facendo girare in circolo i flussi finanziari.
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