8/2/2010 (21:29) - GIUSTIZIA - TORNA LO SCONTRO
Immunità, altolà da Pd e Di Pietro
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano
Caute aperture di Violante e Mancino.
I democratici: fino al voto tutto fermo.
Berlusconi: «Da me nessuna riforma»
ROMA
Silvio Berlusconi non commenta i temi di politica interna e si attiene al silenzio cosi come gli impone «la dittatura di Paolo Bonaiuti». Scherza il premier parlando al termine di un incontro con il primo ministro croato.

Ma qualche cosa, però, si lascia sfuggire sul tema caldo della giustizia e sul gradimento degli italiani nei suoi confronti e del suo governo. L’occasione gliela serve il primo ministro croato Jadranka Kosor che sottolinea l’importanza dell’ingresso nell’Ue del suo Paese anche per la riforma della giustizia. Berlusconi coglie la palla al balzo ed interviene con una battuta: «Sono esperto nelle riforme dell’amministrazione della giustizia nel senso che non ne abbiamo fatta nessuna».

Intanto si torna a parlare di immunità parlamentare, il vice-presidente del Csm Nicola Mancino e il democratico Luciano Violante, seppure con accenti diversi, mandano segnali di apertura al centrodestra, ma tutto avviene quando si è ormai in campagna elettorale per le regionali e proprio nel giorno in cui Massimo Ciancimino lancia accuse pesanti nei confronti di Forza Italia e forse anche per questo il Pd sembra reagire con una certa freddezza. Tanto più che, nel frattempo, il centrodestra boccia la proposta fatta ieri dalla finiana Giulia Bongiorno, una immunità per i parlamentari limitata ai fatti compiuti durante il mandato.

In realtà, la sortita più sorprendente per molti è stata quella di Mancino: il vice-presidente del Csm va oltre la proposta Bongiorno, sposata da Violante, e si dice favorevole ad una forma di immunità senza fare distinzione tra reati commessi prima o dopo l’elezione. Dice Mancino: «Se si decide di introdurre una norma a tutela della funzione, non vedo come si possa fare la differenza tra reati commessi prima di essere eletti e reati commessi nell’esercizio della funzione parlamentare». Proprio uno dei "paletti" che aveva posto la Bongiorno, ottenendo il sì di Violante e la bocciatura del Pdl: «E' una scelta che non capisco che fondamento trovi», dice Giorgio Stracquadanio. «Se si tratta di reati compiuti nell'esercizio delle funzioni di ministro, esiste un tribunale dei ministri. Ma qui stiamo parlando di un altro problema: il problema è che una parte della magistratura, che è politicizzata, cerca scuse per perseguire chi è investito della sovranità popolare».

Il Pd per ora resta freddo. Un tema come quello dell’immunità è tabù in campagna elettorale e sono in molti tra i democratici a dire che «almeno fino alle regionali non se ne farà nulla». In verità, spiega un dirigente, è anche difficile che se ne faccia qualcosa dopo «perché Berlusconi non può accontentarsi dei paletti posti dalla Bongiorno e da Violante. È vero che quei paletti potrebbero poi essere "spostati" in corso di trattativa, ma il premier non sembra disposto a rischiare imprevisti su questo tema». Certo, «Mancino dice sostanzialmente quello che pensano anche Bersani e D’Alema», continua il dirigente Pd, l’esigenza di riequilibrare i rapporti tra politica e magistratura è condivisa anche da parte dei democratici, ma su questo tema il partito potrebbe spaccarsi. Donatella Ferrati è netta: «Certamente da un'intervista come quella della presidente Bongiorno il dato positivo è che si cerca di dare una ragionevolezza all'immunità mettendo dei paletti che in qualche modo tendono a evitare quello che si è verificato con il vecchio articolo 68, ossia quella immunità che era diventata impunità. A quel punto non si può e non si deve ritornare».

In ogni caso, insistono al Nazareno, non è tema da sollevare in campagna elettorale, troppo alto il rischio di passare per ’inciucistì. Basti vedere il commento fatto oggi da Antonio Di Pietro, pure nella sua nuova versione "di governo", all’ipotesi avanzata da Mancino: «Io non voglio mettermi a discutere - dice Di Pietro - della buona fede di Mancino, anzi per essere chiari credo nella sua buona fede. Però credo anche che l’immunità ex articolo 68 così com’era una volta porta all’impunità. Dissento rispettosamente dalle posizioni di Mancino». Parole che hanno spinto lo stesso vice-presidente del Csm ad una precisazione: «Io non propongo l’impunità - ha detto - perché nella mia proposta ci sono parecchi paletti». Peraltro, il dibattito si svolge proprio nel giorno delle nuove accuse di collusioni con la mafia, arrivate da Massimo Ciancimino. Parole che inaspriscono il clima e che fanno dire al ministro Angelino Alfano che «è in corso un tentativo di delegittimare il governo».

Di fronte a tutto questo il Pd resta guardingo. Su Ciancimino la linea ufficiale è basso profilo, affidata al responsabile del forum giustizia Andrea Orlando: «Lasciamo lavorare la magistratura, che saprà discernere nelle dichiarazioni di Ciancimino e restituirci un quadro certo su uno dei momenti più difficili e opachi della nostra storia recente». E sempre ad Orlando spetta il compito di parlare sul tema della giustizia: «Mentre chiudono le fabbriche le Camere lavorano solo per salvare Berlusconi. Se la maggioranza vuole affrontare seriamente il tema delle riforme, anche quelle costituzionali necessarie a modernizzare il Paese, sgomberi il tavolo da questi espedienti e non confonda i problemi della giustizia con quelli di Berlusconi».
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