9/3/2010 (7:14)
- RETROSCENA
Berlusconi e Fini d'accordo:
alzare il livello dello scontro
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| Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi
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Partito compatto: «E' una battaglia sui diritti elettorali degli italiani»
AMEDEO LA MATTINA
ROMA
Berlusconi oggi riunirà i coordinatori e i capigruppo del Pdl per mettere a punto una strategia di contrattacco. Dopo lo shock della sentenza del Tar, si attende la decisione dell’ufficio elettorale della Corte d’Appello. E Sandro Bondi è convinto che le liste del Popolo della libertà verranno riammesse sulla base del decreto interpretativo varato dal governo. «Non bisogna drammatizzare la sentenza del Tar - spiega il ministro - semmai è necessario reagire alle polemiche forsennate della sinistra». Ma nel centrodestra non c’è ottimismo. Lo stesso premier non crede nel «miracolo» e già pensa alla nuova strategia, con un salto di qualità nella campagna elettorale. «Bisogna uscire dal minuetto dei ricorsi e dei controricorsi - sostengono sia i berlusconiani sia i finiani - e alzare il livello dello scontro con gli avversari. Dobbiamo interpretare la competizione elettorale in chiave politica generale». In sostanza, per poter sperare di vincere nel Lazio, l’unica carta è la guerra fuori dalle questioni regionali e delle carte bollate: una battaglia sui diritti elettorali degli italiani. «La sinistra vuole elezioni falsate», dice Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.
Per Berlusconi il Tar del Lazio non può mettere in discussione il decreto, ma non si vince con le carte bollate. Ecco perché occorre a suo giudizio reinventare la campagna elettorale. Per il momento ha detto ai suoi di attendere la decisione finale che arriverà oggi. Roberto Maroni, però, è stato chiaro: «Se il Tar decide che la lista è fuori, quella lista resta fuori nonostante il nostro decreto». E allora pensare già al passo successivo. «Non si può consentire - ha detto il premier - di essere processati in piazza da chi grida al golpe e mettere alla sbarra un’intera classe politica».
Oltre ai coordinatori e ai capigruppo, oggi il Cavaliere dovrebbe sentire anche Gianfranco Fini (non si esclude un incontro). Il presidente della Camera vuole contrattaccare partendo dalla difesa di Napolitano che secondo Antonio Di Pietro si è reso responsabile del «colpo di mano» firmando il decreto. E invece il colpo di mano lo stanno facendo la Bonino e i suoi alleati, a cominciare dal Pd che vorrebbe la Polverini gareggiare con una mano legata dietro la schiena. E il fatto che i giudici del Tar abbiano deciso di non ammettere le liste Pdl dimostra che sono liberi.
Ora nel Pdl si augurano che Berlusconi e Fini si incontrino e insieme scendano in campo per chiamare i cittadini in difesa della democrazia e della libertà di votare i propri candidati. Infatti, osservato i capigruppo Cicchitto e Gasparri, «rimane aperta una questione di fondo sottolineata anche dal Presidente della Repubblica: non è concepibile che una lista come quella del PdL, rappresentativa del maggior partito di Roma, possa essere esclusa a colpi di cavilli dalle elezioni».
Dunque, Berlusconi è pronto ad alzare il livello dello scontro e appropriarsi delle tesi del capo dello Stato. «La verità - dice Osvaldo Napoli - è che la gente è stufa di ricorsi. Noi abbiamo la possibilità di vincere nel Lazio con nostra forza politica. La Bonino è impresentabile, è una candidata per tutte le stagioni. La decisione del Tar dimostra che il regime non c’è: il Pd e l’Idv chiedano scusa a Napolitano e al Pdl».
Non mancano tra i berlusconiani i sospetti su Fini, che a loro avviso vorrebbe trascinare Berlusconi in una campagna elettorale che vede la finiana Polverini in grave difficoltà. «Sono affari di Gianfranco». Così il premier potrebbe lasciare Renata al suo destino. Cosa che viene esclusa dai più stretti collaboratori del presidente del Consiglio.