9/3/2010 (21:32) - IL CASO
"Ora tutti in piazza per la democrazia"
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
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L'ira di Berlusconi dopo l'ennesimo
stop al Pdl a Roma: "Vinco lo stesso"
ROMA
Basta sperare negli avvocati e nei ricorsi: contro «l’inaccettabile sopruso» di chi cerca di «escludere milioni di elettori» è ora di scendere in piazza per difendere il «diritto di voto e la democrazia». Silvio Berlusconi rompe gli indugi e passa al contrattacco per cercare di recuperare i punti persi a causa del “caos liste”.

La riunione con la Polverini
Una decisione presa ancora prima che fosse noto il responso dell’ufficio elettorale del Tribunale di Roma di non ammettere la lista del Pdl presentata ex novo sulla base del decreto. Nell’attesa il Cavaliere decide di riunire i coordinatori nazionali del Pdl, la candidata governatrice Renata Polverini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e i vertici locali del partito. Quando l’incontro finisce l’ufficio elettorale non ha ancora preso una decisione, ma Berlusconi ha già dettato la linea: basta sperare nei tribunali è ora di agire.

Il video messaggio ai circoli della Brambilla
Una strategia che qualche ora più tardi, in un video-messaggio indirizzato ai promotori della libertà, il Cavaliere spiega fin troppo chiaramente: «presto vi darò appuntamento per una grande manifestazione nazionale per difendere il nostro diritto al voto e quindi la nostra democrazia e le nostra liberta», dice Berlusconi al nuovo movimento affidato al coordinamento di Michela Vittoria Brambilla (un destinatario non casuale che rischia di riaprire il tormentone “predellino 2” nel Pdl).

Il significato della piazza
Ma a prescindere da questo, resta l’invito a scendere in piazza. È vero che la manifestazione era prevista ben prima che scoppiasse il caso delle liste. L’aveva pensata Berlusconi per riunire i 13 candidati governatori e farli firmare quel "patto per l’Italia" che avrebbe garantito la realizzazione dei programmai di governo anche a livello regionale. A cominciare dal piano casa. Ma ora quella piazza (pare che San Giovanni non sia disponibile per le troppe piogge), assume un significato completamente diverso.

Lo sfogo contro i magistrati
È una risposta al «sopruso» subito. Il premier ce l’ha con tutti: dai magistrati, alla sinistra. «Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà. È un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta. A Roma, invece, abbiamo subito una duplice ingiustizia». Il Tar, attacca ancora il premier, «ha completato l’opera, respingendo non solo il nostro ricorso, ma anche l’invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato». La «sinistra» è l’altro bersaglio: «Le elezioni del 28 e 29 marzo ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio».

La campagna elettorale e la rincorsa
Parole che segnano l’inizio di una campagna elettorale infuocata. La parola d’ordine è recuperare lo svantaggio perduto a causa del caos che si è creato. Berlusconi sa che l’astensionismo rischia di erodere notevolmente i consensi del Pdl. E fa quello che ha sempre fatto: contrattacca a testa bassa, gettandosi nella mischia. Una linea, quella di pensare alla campagna elettorale, che trova perfettamente d’accordo il cofondatore del Pdl.

I dubbi di Fini
Anche Gianfranco Fini, infatti, è convinto che ci si debba concentrare sul voto piuttosto che sui ricorsi. Magari l’ex leader di An preferirebbe altri toni, ma su questo può fare poco. Il video-messaggio conferma come il premier non intenda in alcun modo ammettere errori da parte dei responsabili locali del suo partito. Non che in privato non abbia espresso forte disappunto, soprattutto per essere arrivati all’ultimo minuto quando si sapeva bene che gli occhi di una certa magistratura sono puntati sul centrodestra. Ma queste sono riflessioni che il Cavaliere non può permettersi in pubblico. Così come non può permettersi di rimangiarsi il decreto varato dal governo. Lui stesso, sempre in privato, riconosce che non è un testo perfetto e che anzi proprio la sua formulazione ha permesso al Tar di Roma di respingere il ricorso del Pdl. Ma anche questo è qualcosa da tenere per sè in campagna elettorale. Il primo assaggio di come intende «spiegare le cose agli italiani» ci sarà con tutta probabilità domani nella conferenza stampa convocata in tutta fretta con Renata Polverini.
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