9/3/2010 (22:4)
Caos liste, sarà un voto "sub iudice"
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La parola passa al Consiglio di Stato
L’ufficio elettorale del tribunale non ha ammesso la lista del Pdl per la Provincia di Roma alle prossime elezioni regionali. La lista, al momento, anche a seguito della decisione di ieri del Tar, rimane perciò esclusa dalla consultazione elettorale.

La documentazione era stata depositata ieri dai delegati del Pdl grazie al decreto salvaliste che aveva di fatto riaperto i termini per la presentazione. Ne avevano approfittato anche i militanti della lista "Rete liberal Sgarbi" consegnando una integrazione alla propria documentazione. Ma anche questa lista è stata nuovamente respinta. È possibile che alla base della decisione dell’ufficio elettorale sulla lista Pdl ci sia anche la valutazione espressa ieri dal Tar, secondo il quale non è ammissibile alcuna integrazione dal momento che stando ai verbali dei carabinieri la prima documentazione non è stata consegnata in tempo, nè vi è certezza che quella depositata alle 19.30 non sia stata modificata.

Con la bocciatura dell’ufficio elettorale del Lazio alla rinnovata richiesta del Pdl di essere riammesso in lista, cade anche l’ultima speranza per il centrodestra di avvalersi del decreto «salva liste». Ora, dunque, tutto è riposto nelle mani del Consiglio di Stato. Solo i supremi giudici amministrativi di Palazzo Spada avranno la parola finale sulle liste del Pdl nel Lazio e di Formigoni in Lombardia. Ma la situazione è talmente ingarbugliata che l’appuntamento elettorale del 27 e 28 marzo rischia di tenersi «sub iudice». Il Consiglio di Stato, infatti, pur fissando nel giro di pochi giorni l’udienza, deciderà non nel merito dei ricorsi ma soltanto sulla sospensiva delle decisioni adottate in primo grado dal Tar del Lazio (che sempre in via cautelare ha escluso ieri la lista del Pdl), e dal Tar della Lombardia (che oggi ha confermato anche nel merito l’ammissione della lista Formigoni).

Il verdetto finale di merito dei supremi giudici amministrativi potrebbe arrivare dunque a elezioni concluse. E causare la cancellazione dei risultati ottenuti. Ecco perchè il guazzabuglio giuridico a suon di ricorsi e controricorsi (non solo amministrativi ma anche alla Corte Costituzionale cui si è rivolta la Regione Lazio impugnando il decreto «salva liste») non può che avere come naturale appendice il dilemma politico se far slittare l’appuntamento elettorale. Soprattutto nel Lazio, dove la candidata del centrosinistra, la radicale Emma Bonino, ha chiesto il rinvio di un mese sui cui però il vertice del Pd è contrario. Nel frattempo il premier Silvio Berlusconi sembra voler entrare nel pieno della campagna elettorale, con una grande manifestazione da tenersi a proprio a Roma per presentare i 13 candidati governatori del centrodestra.

In una situazione politica incandescente, la battaglia legale andrà avanti a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato: domani mattina il Pdl presenterà il ricorso contro la decisione del Tar del Lazio di escludere dalle liste il centrodestra (anche se il listino della candidata presidente Renata Polverini è stato ammesso), mentre un analogo appello è stato preannunciato dal candidato per il centrosinistra alle regionali della Lombardia, Filippo Penati, contro la decisione del Tar di dichiarare regolari le firme della lista Formigoni. Il primo ricorso sarà per sospendere la decisione cautelare dei magistrati di primo grado, per cui i legali del Pdl chiederanno che venga discusso in udienza entro sabato prossimo. La decisione spetterà alla quinta sezione del Consiglio di Stato, competente in materia elettorale. Ma si tratterà di un verdetto preliminare che, in caso di accoglimento dell’appello contro il Tar, potrebbe sì far tornare a correre il Pdl, ma in via temporanea: la decisione di merito, infatti, arriverà non prima di maggio (datà già fissata dal Tar). Nel frattempo le elezioni (salvo eventuali rinvii) si saranno già svolte. Con il rischio di un successivo annullamento. Un guazzabuglio giuridico e politico, appunto.
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