7/3/2010 (8:40)
Silenzio, siamo in taxi
Alcuni taxi, verrà fatto l'esame di bon ton anche in Italia?
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Parlare solo se il cliente gradisce:
è la norma imposta a Londra
E in Italia, dove basta salire
per essere sommersi dalle parole?
FRANCESCA PACI, GIANLUCA NICOLETTI

QUI LONDRA
Le buone maniere le ho imparate da mio padre a suon di ceffoni e non ho bisogno di alcuna rinfrescata», urla Tony attraverso il vetro che lo separa dal passeggero. Trentanove anni di cui gli ultimi dieci al volante tra Notting Hill e Westminster, due figli, scudetto dell'Arsenal sul cruscotto, Tony non ha apprezzato molto l’introduzione del corso obbligatorio in «soddisfazione del cliente» proposto da un alto rappresentante dei tassisti londinesi per i candidati alle nuove licenze.

La strada sbagliata
«Le pare che io non sia gentile? Sia onesta...» domanda, superando il ciclista che arranca lungo Old Street. Lo è, davvero. Almeno fin quando non ferma la vettura a Columbia Road anziché alla richiesta Calabria road e, indispettito dall’obiezione, si rimette bruscamente in moto imprecando contro il pessimo accento degli stranieri. Che aspetto avrebbe la City senza i black cab, i tipici taxi neri, il Big Beng, gli autobus a due piani? Tony e i suoi colleghi rivendicano l’orgoglio della tradizione, ma i tempi cambiano anche per le icone più british. Per questo John Mason, responsabile della regolamentazione dei taxi alla Transport of London, ha pensato un restyling della categoria. «The Knowledge», enciclopedica mappa della città che i neoconducenti impiegano tre anni a imparare, resterà la Bibbia del mestiere. Ma, concede Mason, dominare la planimetria urbana non è più sufficiente.

La nuova prova
All'esame per la licenza bisognerà dimostrare di saper guidare in modo ecosostenibile in virtù del risparmio energetico, dar prova di attenzione alle persone disabili, brillare nel trattare con l’umore imprevedibile dei passeggeri, non sempre bendisposti alla proverbiale loquacità di chi li guida nel traffico metropolitano.

«A volte, quando il cliente non reagisce alla conversazione, è meglio tenere la bocca chiusa, magari ha avuto una pessima giornata». spiega Mason al «Financial Times». Il che non significa ammettere la mancanza di tatto denunciata da molti utenti come direttamente proporzionale alla velocità del tassametro: «Forniamo un servizio rinomato in tutto il mondo, i tassisti sono considerati una peculiarità di Londra». Eccellenti, ma non perfetti: «Si può sempre migliorare». Se sindacati e associazioni di categoria accetteranno la sua proposta il primo passo sarà il corso di bon ton.

La concorrenza
La verità è che le strade di Londra appartengono a chi le controlla e la concorrenza è feroce. I cab hanno perso il monopolio nel 1961 e da allora combattono all'ultima corsa contro i cosiddetti minicab, vetture assai meno caratteristiche e riconoscibili ma decisamente più economiche.

«Non possiamo fare molte cose, ma sappiamo trattare con i passeggeri» osserva Masood, 37 anni, giacca e cravatta d'ordinanza secondo il regolamento della Islington Cars, la piccola compagnia di minicab per cui lavora. Ci sono 50 mila autisti privati come lui a volante di automobili qualsiasi, il doppio dei conducenti di black cab. Devi chiamarli per telefono o prenotarli online e dimenticare le corsie preferenziali riservate agli altri, ma il tragitto costa almeno il 35 per cento in meno. E’ questa, secondo Masood, la vera ragione che toglie il sonno ai fratelli maggiori. «Noi non impariamo The Knowledge però abbiamo il Gps e siamo addestrati a essere gentili».
www.lastampa.it/paci

QUI ROMA
A Londra i tassisti dovranno imparare a tacere. Nell’esame di ammissione alla categoria professionale dei conducenti di taxi sarà ritenuta fondamentale la loro capacità di mantenersi discreti e silenziosi per il benessere del loro cliente. Se è vero, infatti, che il tassista è un moderno cocchiere, a differenza dei suoi storici predecessori invece che a cassetta sta seduto in carrozza e viaggia assieme al suo passeggero.È questa una circostanza che inevitabilmente prevede una promiscua convivenza tra sconosciuti.

Per un tempo che può variare, in media, tra dieci minuti e un’ora. Sotto il tempo inferiore indicato è impossibile che il rapporto tra gli abitanti saltuari della vettura a tassametro sia cordiale, chi avesse osato chiamare un taxi per un tragitto talmente esiguo da non valere almeno dieci euro di minimo garantito deve aspettarsi una reazione che va dall’immusonimento borbottante tra i denti, con biascichii allusivi alla nostra ardita pretesa di aver distolto i manovratore da una sicuramente più lucrosa corsa, fino a un’aperta manifestazione di dileggio per la nostra mancata scelta di andare a piedi per un tragitto così breve.

La corsa a destinazione aeroportuale è naturalmente quella che fa meritare una maggiore attenzione al customer care da parte dell’autista. Il plus si ottiene se individuati sin dalla partenza come passeggeri spesati dalla propria azienda, in tal caso il trattamento di favore sarà mirato alla fatidica richiesta finale di poter arrotondare di qualche euro al momento della compilazione di ricevuta… «Gli facciamo pagare il caffè dottò?».

Nella media di tragitto urbano è possibile imbattersi in altre tipologie di comportamento tassinaro che forse vale la pena ricordare, se non altro per aumentare la nostra gratitudine quando ci vengono risparmiate:

Il conversatore
Incarna il prezzo da pagare al pregiudizio diffuso che ogni essere umano tenda a socializzare. Per la stessa ragione per cui sono stati inventati gli animatori in club vacanze e crociere, i tassisti conversatori pensano, magari in buona fede, di offrire un servizio più completo se vi appesantiscono il tragitto con storie di sindaci infami, vigili aguzzini, automobilisti con il cappello e soprattutto donne che dovrebbero andare a piedi.

Il multi task
Con lui almeno non avrete il problema della conversazione, ma vi dovrete sorbire le sue lunghe telefonate con moglie, amici, colleghi, creditori ecc. Spesso urlate e senza auricolare. Ciò renderà più avventuroso il tragitto, ma ancor più avrete sensazioni estreme se il multi task ha pure la gazzetta dello sport aperta sullo sterzo e lo stereo a palla.

Il puzzone
Il suo taxi è una fogna con la moquette lurida, i sedili sinistramente maculati, il posacenere gonfio di mozziconi. Di solito chi non si cura dell’auto non cura nemmeno l’igiene personale, quindi aspettatevi emanazioni corporali piuttosto sgradevoli. Non chiedete di abbassare il finestrino perché vi dirà che è rotto.

Il curioso
È il peggiore che vi possa capitare, non solo chiacchiera, ma si impiccia dei fatti vostri. Se siete in compagnia si infila nella conversazione, fa battute chiede approfondimenti sulla vostra professione, gusti sessuali, intolleranze alimentari, orientamento politico, religioso, esistenziale.

Il delatore
Il sopraccitato «curioso», che, dopo che vi ha ben torchiato, racconta al prossimo cliente i fatti vostri, naturalmente in realtà aumentata. Ha una galleria di nefandezze da passeggero che impressiona. Può narrare di tutto, attenti a non dargli spago, pensate che con il successivo cliente il suo splendido argomento sarete voi.

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