16/7/2009 (8:26)
- LA STORIA DEL PAESE ATTREAVERSO I TAGLI ALLE PELLICOLE
"Ultimo tango" & C.
così non li avete mai visti
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| Una scena di «Ultimo Tango a Parigi» di Bertolucci |
Nasce il primo archivio web sulle forbici della censura. Le scene scandalo sul sito "Italia taglia"
FRANCO GIUBILEI
BOLOGNA
Se c’è un film-simbolo nella storia della censura in Italia, è sicuramente Ultimo tango a Parigi: uscito nelle sale il 15 dicembre 1972, neanche una settimana dopo cade sotto la mannaia del magistrato e viene sequestrato con l’accusa di «spettacolo osceno». Segue un’odissea giudiziaria scandita da una prima assoluzione nel 1973, col ritorno trionfale nei cinema segnato da oltre sette milioni di spettatori e da una nomination agli Oscar. Il consenso del pubblico però non salva la pellicola dai giudici, che prima in appello e poi in Cassazione la condannano quasi definitivamente: nel 1978 un falò distrugge tutte le copie in circolazione, salvo le tre consegnate alla Cineteca nazionale. Il film tornerà in versione integrale solo nell’87, questa volta non più mutilato della scena hard con l’amplesso Brando-Schneider, la famosa sequenza del burro su cui si era abbattuto il colpo di forbici da 10 metri di pellicola nel ’72.
Le disavventure di Ultimo tango, insieme alla ricostruzione di altri casi analoghi, saranno a disposizione on line a partire dal 16 luglio sul sito «Italia taglia» www.italiataglia.it, realizzato dalla Cineteca di Bologna col contributo della Direzione generale per il Cinema del ministero per i Beni e le attività culturali, e presentato all’ultima edizione del Festival del Cinema ritrovato. Si tratta del primo progetto del genere al mondo, per cui entro l’anno prossimo saranno archiviati i visti di censura con le relative motivazioni di circa 130 mila film, dal 1913 al 1990. La prima tranche, con le schede di 30 mila pellicole aggiornate al 1943, sarà accessibile subito, dopodiché l’archivio sarà arricchito di tre mesi in tre mesi. Ci saranno chicche del 1919, come la richiesta di togliere ogni riferimento alle scene di rivolta della Rivoluzione francese da Madame du Barry di Ernst Lubitsch, o gli interventi su Metropolis di Fritz Lang.
Già da settembre poi gli appassionati potranno andare a vedersi in streaming una serie di spezzoni che erano stati vietati al cinema perché troppo scandalosi. Si comincia con le sequenze soppresse di Totò e Carolina di Mario Monicelli, ritenute eccessivamente scabrose per l’Italietta timorata degli Anni Cinquanta: la commissione censoria massacrò il film per «oltraggio al pudore, alla morale, alla religione e alle forze armate», come si legge sul sito. «C’era una satira della polizia, del clericalismo e una specie di esaltazione umoristico-comica delle sezioni comuniste, tutte cose che davano parecchio fastidio - racconta Monicelli -. Non so più quanti tagli ebbe il film, circa una quarantina, credo».
Un’altra vicenda clamorosa è quella de La spiaggia di Alberto Lattuada, del 1954: un caso che approdò addirittura in Parlamento, con 3000 metri di pellicola segati via e il divieto ai minori di 16 anni per la storia di una prostituta che si prende una vacanza dal bordello, andandosene al mare con la figlia. Taglientissimo il commento del regista: «Il film andò in Parlamento perché rovesciavo i valori tradizionali, attaccavo la borghesia, perché le puttane erano perbene e le signore perbene erano puttane». A La donna scimmia di Marco Ferreri, al quale già il produttore Carlo Ponti aveva imposto un secondo finale, più ottimistico, destinato al mercato francese, fu applicato un divieto ai minori di anni 14 «a causa di scene e sequenze non adatte alla loro sensibilità».
Eravamo nel 1964, ma in tempi molto più recenti, nel 1987, anche Stanley Kubrick ha avuto i problemi suoi con Full Metal Jacket: alla sua prima uscita nei nostri cinema l’opera viene bollata con un esemplare divieto ai minori di 18 anni, alla stregua di un qualsiasi film porno, motivato con «la molteplicità delle battute e dei gesti volgari».Allora Kubrick in persona scrive alla commissione una lettera di protesta: «È chiaro che non intendo giudicare i giovani italiani sostanzialmente diversi in quanto a natura, carattere e temperamento dai giovani di altri Paesi del mondo, ed è mio più profondo desiderio che il mio film sia un’esperienza valida per una più vasta platea possibile». L’anno dopo il limite viene abbassato a 14 anni dal Consiglio di Stato, mentre per i passaggi televisivi in prima serata, per cui è necessaria l’eliminazione del divieto, sono stati tagliati 30 metri di pellicola.