8/3/2010 (12:49)
- LA CERIMONIA
Bigelow, la prima regista Oscar
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| Kathryn Bigelow con Barbra Streisand
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MULTIMEDIA |
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Trionfo per il suo "The Hurt Locker"
LOS ANGELES
«Finalmente è arrivato questo momento»: così Barbra Streisand ha annunciato il primo Oscar alla regia vinto da una donna. Quando ha sentito il suo nome la trionfatrice della 82esima edizione degli Oscar, Kathryn Bigelow, il cui film «The Hurt Locker» ha vinto sei statuette (compresa quella più importante, per il miglior film), non ha potuto trattenere le lacrime: «Questo è il momento più bello della mia vita», ha detto piangendo.
La sua pellicola, uscita in sordina in Italia nell’ottobre del 2008 dopo un passaggio alla Mostra di Venezia, racconta la storia di una squadra dell’esercito americano impegnata a disinnescare le bombe nel mezzo del combattimento in Iraq. La regista ha infatti voluto dedicare la sua vittoria «agli uomini e alle donne che rischiano la loro vita in Afghanistan e in Iraq: spero che possano tornare a casa sani e salvi». La sua è stata una vittoria di Davide contro Golia, visto che il film dell’ex marito James Cameron, «Avatar», che ha vinto solo tre premi tecnici, è una megaproduzione costata 500 milioni di dollari che ne ha incassati finora due miliardi e mezzo. «The Hurt Locker» è invece un piccolo miracolo indipendente costato 15 milioni, che ne ha incassati finora poco più di 20. La Bigelow è nata nel 1951 in California ma si trasferì a New York negli anni Settanta. Nel 1978 girò il suo primo cortometraggio «Set-Up» e l’anno successivo si laureò alla Columbiàs Film School. Il suo primo lungometraggio è stato «The Loveless», del 1983, ambientato tra i bikers della provincia americana degli anni Cinquanta. Specializzata in film d’azione, nel 1991 ebbe il suo primo grande successo con «Point Break - Punto di rottura», pellicola ad alta tensione a base di inseguimenti e rapine in banca, bissato poi da «Strange Days», avvincente racconto fantascientifico, nel 1995. Nel 2000 ha firmato la raffinata pellicola con Sean Penn «Il mistero dell’acqua». La regista è stata sposata con il collega James Cameron dal 1989 al 1991.
Prima di lei si erano fatte spazio nei corridoi dell’Academy Lina Wermuller, Sofia Coppola e Jane Campion. Per loro la strada si era fermata alla nomination, costrette poi a vedere la statuetta finire nelle mani di colleghi maschi. Kathryn Bigelow invece ha aperto una nuova era e lo ha fatto in una edizione in cui si trovava a sfidare il colosso dell’ex marito - ’Avatar’ - che partiva dall’alto dei suoi 2 miliardi e mezzo di dollari incassati nei botteghini di tutto il mondo. «Spero di essere la prima donna di una lunga serie a vincere l’Oscar - ha detto dopo la premiazione -. Mi piacerebbe pensare di essere solo una regista indipendentemente dal sesso, ma sono contenta di essere fonte di ispirazione».
La Bigelow è stata anche la prima donna a vincere il Directors Guild of America Award, riconoscimento assegnato dal sindacato dei registi americani che solitamente anticipa il risultato della notte degli Oscar. La pellicola sugli artificieri statunitensi in Iraq aveva già fatto incetta di premi anche ai Bafta, gli Oscar britannici, conquistando sei riconoscimenti su sei, tra i quali appunto miglior film e miglior regia. A bocca asciutta, invece, rimase alla cerimonia dei Golden Globe, dove comunque si presentava forte di tre nomination. In quell’occasione a trionfare fu ’Avatar’.