9/3/2010 (7:52)
- DOMANI I TESORO INCONTRERANNO CAIRO
Moggi e il Toro: "I tifosi
mi chiedono di tornare"
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| Luciano Moggi, è stato direttore generale di Juve e Toro
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«I granata mi fermano per strada
ma non ci sono io dietro ai Tesoro»
GIANLUCA ODDENINO
TORINO
Una risata e una smentita, una valutazione e una provocazione. «Avete scatenato un casino su di me, ma io non c’entro nulla con le ipotesi di acquisto del Toro». Luciano Moggi è sempre Luciano Moggi e infatti la sua presenza allo stadio Olimpico per Toro-Frosinone non è passata inosservata. Anche perché la sua prima volta a vedere i granata nel nuovo stadio, soprattutto dopo l’addio alla Juve e i fatti di Calciopoli, coincideva con la prima partita casalinga dall’annuncio di vendita fatto da Urbano Cairo. «Io questi Tesoro non li conosco neanche - risponde Moggi per sgomberare il campo da voci e ipotesi - e poi sabato sono andato a vedermi una partita di calcio con gli amici. Non posso più farlo?»
Nessuno può vietare il suo ingresso, anche perché Moggi era stato invitato nel palco vip dal quotidiano Libero (giornale per cui scrive) che è anche uno degli sponsor del Toro di Cairo. Solo che la notizia della sua presenza in tribuna ha fatto il giro dello stadio e scatenato la curva Maratona in un boato di insulti e cori ostili. «L’avete fatta più grossa di quello che è successo - replica Moggi - perché i tifosi ce l’avevano con la Juve, mica con me». In verità all’Olimpico è risuonato anche il famoso motivetto dell’estate 2006, quella di Calciopoli, in cui vengono tirati in mezzo Moggi, Carraro e l’uso dei cellulari. «Io quel coro non l’ho sentito - dice l’ex direttore generale di Juve e Toro - si vede che ero distratto. E poi in questi giorni tantissimi tifosi granata mi hanno fermato per strada dicendomi «Direttore, per favore torni da noi”. Altro che odio».
Nei bar e sui blog di Internet il mondo torinista si è spaccato tra chi rimpiange il Torino di Moggi (prima con Sergio Rossi e poi nell’epopea europea con Borsano) e chi invece sarebbe pronto a fare la guerra in caso di un ritorno dell’uomo nero. «Ma quale uomo nero - ride Moggi - al massimo dovrei essere un uomo bianco per come ho portato fortuna al Toro. Non vincevano in casa da tempo e tutte le altre concorrenti hanno perso. Non vorrei che adesso mi invitassero più spesso». E giù una risata prima di tornare serio per valutare il potenziale di questo Torino. «Ai playoff ci arrivano di sicuro - analizza - anche perché questo è un campionato non scarso, di più. Una volta la B forniva tanti giocatori alla serie A perché aveva valori e qualità, adesso non c’è più nulla. Però i granata adesso sono una squadra: magari non c’è ancora un gioco, ma combattono e oltre a Bianchi hanno buone individualità come Pestrin e D’Ambrosio. Ci voleva coraggio a cambiare tutto, a fare la rivoluzione con gente sconosciuta, ma il lavoro di Petrachi qualche frutto lo sta dando».
Nessuna voglia, però, di rientrare nel calcio per Moggi («Mi diverto a fare il giornalista»), la smentita di trattare il Toro è totale. «É la solita dietrologia - replica - perché io il Toro non lo compro e non lo tratto». Per la seconda ipotesi, infatti, è in pista la famiglia Tesoro, che già detiene la Pro Patria. Domani, a Milano, il capostipite Savino incontrerà Cairo per il primo approccio. «Siamo fiduciosi e positivi - spiega - ma anche curiosi di capire quali sono le intenzioni del presidente granata. Sabato, in tv, mio figlio Antonio ha visto un bel Toro: speriamo sia di buon auspicio. In ogni caso dopo l’incontro faremo una conferenza stampa a Torino per spiegare tutto ai tifosi».